Da Finimondo:

«Le civiltà di massa hanno innalzato il rumore al rango di eco collettiva. Siamo arrivati al punto in cui il rumore rassicura. Il rumore ha in effetti molti meriti non trascurabili. Crea una sorta di falsa unanimità e, al tempo stesso, abolisce l’individuo, intorpidisce la coscienza. Per questo motivo, è caro all’orecchio della società. Annega ogni significato coerente nel caos di un parlare indistinto.
Il rumore è il linguaggio attuale dell’Umanità».
Georges Henein 
Ormai il fenomeno ha assunto dimensioni tali da suscitare forti preoccupazioni in chi non ne è coinvolto. Sta letteralmente dilagando in tutto il pianeta, come una pandemia. Secondo statistiche redatte da chissà chi, il nostro belpaese è il più colpito in Europa subito dopo la Turchia (e al pari della Spagna). Ne sarebbe affetta l’80% della popolazione, una cifra vertiginosa. Gli addetti ai lavori lo chiamano analfabetismo funzionale: la capacità di leggere e scrivere accompagnata dall’incapacità di comprendere il significato di ciò che si legge e scrive. I suoi sintomi sono quindi immediatamente percepibili da chi ne è immune: mancanza di idee, assenza di spirito critico, scarsa conoscenza, lessico limitato, al massimo alcune opinioni raccattate qua e là e ben confuse. Di un discorso non viene mai colto il senso generale, ma solo qualche dettaglio particolare. Gli analfabeti funzionali sono quelli che, quando il dito indica la luna, in perfetta buona fede ruttano commenti banali sull’unghia.