LETTURE: “il pregiudizio del divenire”, estratto da: “La tentazione di esistere”, E.M. Cioran

(…) Invocando la storia con l’idea di soccombervi, abdicando in nome dell’avvenire, essi sognano, per il bisogno di sperare contro se stessi, di vedersi sviliti, calpestati, “salvati”…un simile sentimento condusse l’antichità a quel suicidio che fu la promessa cristiana.

L’intellettuale stanco riassume le deformità ed i vizi di un mondo alla deriva. Egli non agisce, patisce; se si volge all’Idea di tolleranza, non vi trova l’eccitante di cui ha bisogno. Il terrore, si, glielo procura, così le dottrine delle quali è il risultato. È forse la sua prima vittima? Non se ne lamenterà. La sola a sedurlo è la forza che lo stritola. Voler essere libero significa voler essere se stesso; ma è esasperato di essere se stesso, di camminare nell’incertezza, di vagare attraverso la verità. “mettetemi le catene dell’illusione”, sospira, mentre dice addio alle peregrinazioni della conoscenza. Così, si getterà a capofitto in qualsiasi mitologia che gli assicuri la protezione e la pace del giogo. Poiché rinuncia all’onore di addossarsi le proprie ansie, egli si imbarcherà in imprese dalle quali si aspetta sensazioni che non può attingere da se stesso, di modo che gli eccessi della sua stanchezza consolideranno le tirannie. Chiese, ideologie, polizie: cercatene l’origine nell’orrore che egli nutre verso la propria lucidità piuttosto che nella stupidità delle masse. Quest’aborto si trasforma, in nome di un’utopia da menefreghista, in becchino dell’intelletto, e, persuaso di far cosa utile, prostituisce quell’ “inebetitevi” che fu la tragica esortazione di un genio solitario come Pascal.

Letture: Individuo e terrore di Leo Löwenthal

da Finimondo:

Secondo un’opinione ampiamente condivisa, il terrore fascista è stato solo un effimero episodio della storia moderna e per fortuna ora si trova alle nostre spalle. Non riesco a condividere tale parere. Ritengo piuttosto che il terrore sia profondamente radicato nella dinamica della civiltà moderna, in particolare nella moderna organizzazione economica. La riluttanza ad affrontare senza riserve questo fenomeno in tutte le sue implicazioni è già di per sé un sintomo subliminale del terrore. Indubbiamente per quanti vivono nel terrore è pressoché impossibile riflettere su di esso e ampliare la conoscenza dei suoi meccanismi. Ma questa spiegazione non basta certo a comprendere il sorprendente riserbo, se non addirittura la rassegnazione, messa in mostra dal mondo occidentale, pur così amante dei fatti, dinanzi al terrore totalitario. L’Occidente ha esitato davanti ai fatti del terrore fascista, sebbene fossero resi disponibili da fonti affidabili, finché questi non gli sono stati scaraventati addosso negli orrori senza veli di Buchenwald, Oswiecim, Belsen e Dachau. Esita oggi davanti ai fatti del terrore successivo alla fine della guerra militare. All’irrigidimento al servizio dell’autoconservazione, che regna nei paesi in preda al terrore, sembra fare riscontro, nel cosiddetto «mondo libero», una rimozione psichica di massa, una fuga inconscia davanti alla verità.

Letture: “Il ladro” di Georges Darien

[…] Poi continua, e il suo volto si accende di una luce strana, il gesto diventa ampio, la voce possente.

«Le mie idee! Una sola idea: l’idea di libertà. Ah, conosco gli sforzi di alcuni, tra l’indifferenza atterrita delle masse, per far scaturire dalla stupida atrocità del presente la grandezza dell’avvenire! Generosi tentativi che furono e resteranno senza seguito perché è impossibile evocare la realtà in mezzo all’impostura, perché per far apparire la verità bisogna schiacciare la menzogna una volta per tutte. Anime provate dal dolore, cervelli straziati dall’angoscia, voi rimarrete sterili: nel solco scavato in voi dal vomere della disperazione non germinerà nulla. Quel solco sarà la traccia priva di seme in cui rotola la ruota della tortura.