Congegni: Odore di chiuso

Io sono un uomo sbagliato. Ma sono quel che sono, non importa cosa. E il gracidare di queste multicolori cornacchie altro non serve che a rallegrare la mia nobile e personale saggezza. Non udite, o scimmie apostoliche dell’umanitā e del divenire sociale, qualche cosa che rimbomba al di sopra dei vostri fantasmi? Udite!, Udite! E’ lo scrosciare saettante delle mie furibonde risate, che su nell’alto rimbomba!

Renzo Novatore

Essi stanno bene nel fango d’onde non bisogna toglierli neanche per vituperarli.

Bruno Filippi

c’è puzza, ancora più puzza, la muffa copre le pareti e sbiadisce i colori.

In un angolo della stanza da un ammasso confuso di cianfrusaglie un profluvio di labari erutta come vomito coprendo di una coltre di bitume immagini familiari, figure perse nel tempo ma vive nello sguardo, lontane nelle azioni, distanti nelle intenzioni…di chi? Non capisco, perché sono li, loro, io…chi c’è nella stanza con me, qualcuno c’è; chi ha ammassato tanti ricordi, altrui ma miei e di altri, di nessuno.

Congegni: La peste.

“Io sono un uomo sbagliato. Ma sono quel che sono, non importa cosa. E il gracidare di queste multicolori cornacchie altro non serve che a rallegrare la mia nobile e personale saggezza. Non udite, o scimmie apostoliche dell’umanità e del divenire sociale, qualche cosa che rimbomba al di sopra dei vostri fantasmi? Udite!, Udite! E’ lo scrosciare saettante delle mie furibonde risate, che su nell’alto rimbomba!” Renzo Novatore.

Non riesco a sentire empatia, non ho troppa simpatia per l’umanità e questo da tempo.

Non sento pietà per un’umanità che nella stragrande maggioranza ha sempre ignorato i disastri ambientali speso difendendoli ripetendo a pappagallo la filastrocca del progresso;

non sento tristezza per un’umanità che nella stragrande maggioranza ha sempre pensato ai fatti suoi fregandosene degli ultimi e plaudendo ai ducetti di turno che sulla pelle dei dannati della terra ha costruito fortune, non rimpiango nulla per un’umanità gretta, invidiosa, arrivista, rassegnata, lacrimante un tozzo di pane.

L’uomo sbagliato

Io sono un uomo sbagliato. Ma sono quel che sono, non importa cosa. E il gracidare di queste multicolori cornacchie altro non serve che a rallegrare la mia nobile e personale saggezza. Non udite, o scimmie apostoliche dell’umanitā e del divenire sociale, qualche cosa che rimbomba al di sopra dei vostri fantasmi? Udite!, Udite! E’ lo scrosciare saettante delle mie furibonde risate, che su nell’alto rimbomba!

Renzo Novatore

Essi stanno bene nel fango d’onde non bisogna toglierli neanche per vituperarli.

Bruno Filippi

In un angolo della stanza da un ammasso confuso di cianfrusaglie un profluvio di labari erutta come vomito coprendo di una coltre di bitume immagini familiari, figure perse nel tempo ma vive nello sguardo, lontane nelle azioni, distanti nelle intenzioni…di chi? Non capisco, perché sono li, loro, io…chi c’è nella stanza con me, qualcuno c’è; chi ha ammassato tanti ricordi, altrui ma miei e di altri, di nessuno?

Congegni: lessico minimo del rivoltoso ai giorni del cittadinismo

donabboGiorni grigi, questi, dove sciacquatisi di dosso i fastidiosi residui della un tempo sbandierata coerenza -fra mezzi e fini, rivoluzionaria, ideologica e via dicendo- i novelli esegeti del post anarchismo in odor di marxismo leninismo corrono a destra e manca in cerca di seguaci e visibilità, ammiccando, piacioneggiando, contando sul pallottoliere dell’autorevolezza i propri voti nello scacchiere politico della guida dei -scusate il termine eccessivamente sguaiato- “movimenti popolari” non disdegnando di presenziare ad iniziative filoistituzionali o di marciare a braccetto con magistrati, politicanti, sindacalisti.

Congegni: Anarchismo cacotopico

tre giovani bretoniGiro, girotondo, casca il mondo…

Così, tutti per mano, nel turbine gioioso dell’amore globale, senza pensarci troppo…

Ebbene l’amore non ha proprio confini e di amore virale deve proprio trattarsi, un’epidemia scoppiata chissà dove e che ha contagiato un buon numero di rivoltosi di ogni colore, impegnati ormai senza borghesi pudori a lanciarsi in vorticosi girotondi, tutti uniti, rossi e rossoneri, in un amplesso frontista che, ai più sensibili, provoca invero qualche imbarazzato rossore; quanto sembrano lontani i giorni dell’anno domini 1921, dove dalle campagne ucraine ai mari ghiacciati intorno a Kronstadt risuonavano i colpi della controrivoluzione autoritaria avvolta nella bandiera rossa e ancora più lontani paiono, benché cronologicamente più prossimi, i caldi giorni della Spagna del ’37 dove il sole della primavera battezzava quello che avrebbe dovuto essere un monito per tutti gli innamorati della libertà “Non si può far fronte con l’autorità, questa prima o poi, quando non servirete più e una volta raggiunti i suoi scopi, vi spazzerà via senza troppi complimenti”

ricordate il 5 maggio 1937(1)?

Congegni: Camminatore solitario

mountainQui non palazzi, non teatro o loggia ma’n lor vece un abete, un faggio, un pino. Tra l’erba verde e’l bel monte vicino levan di terra al cielo nostr’intelletto.
(Francesco Petrarca)

Osservando un panorama da un poggio lo sguardo spazia, gli orizzonti si fanno ampi, d’immenso respiro, tanto da far credere di poter abbracciare in uno sguardo tutto l’esistente più prossimo. Avviandosi però giù, lungo i pendii, i molteplici sentieri si fanno più incerti, tortuosi, là dove si era ravvisato un comodo passaggio troviamo ora intricate reti di rovi e radici, là dove pensavamo una comoda radura troviamo una selva di ginestra spinosa.

Congegni: La lingua armata. Spunti di riflessione su linguaggio e dominio.

kubin dominioSe si sente raccontare qualcosa di stupefacentee di molto lontano dall’esperienza quotidiana, rimane sempre in noi un ultimo dubbio. E questo senz’altro è un bene. Altrimenti saremmo lo zimbello di ogni persona che abbia la parlantina sciolta o del primo imbroglione che capiti (…)

Alfred Kubin . “l’altra parte”

Una pietra è una pietra, nominarla rimanda immediatamente ad un oggetto con determinate caratteristiche le quali, seppur generali individuano precisamente un corpo fisico la cui immagine è strettamente legata al concetto che la rappresenta all’intelletto; vedendo una carota nessuno si sognerebbe di chiamarla sasso o di affermare di trovarsi innanzi ad esso e, qualora lo facesse, nei più provocherebbe un sorriso compassionevole.

– Niente di più semplice?

Forse…almeno fino a quando non si decidesse di addentrarsi nella selva oscura dei così detti movimenti radicali, di cambiamento dell’esistente, rivoluzionari oppure…scegliete voi la prosopopea che preferite. Varcato il confine delle sedi di partito, e ancor più che in esse, tutto diventa fumoso, scivoloso, oscuro…ad oggi fra buona parte dei novelli Spartaco un sasso è una carota, ma anche un albero o una casa, o qualsiasi altra cosa, il tutto “nel rispetto reciproco delle idee e delle sensibilità altrui…” e del risultato finale che si vuol perseguire (quale sia poi questo orizzonte non è poi così chiaro…).

Congegni: “Miserie, macerie di Torino”

stradafranaDicembre è mese di regali e bilanci, e se il dodicesimo mese dell’anno 2014 ci portò in regalo una bella delazione da parte degli autonomi torinesi, seguita dal balbettio di buona parte del “movimento” anarchico, “solo” un anno dopo e dopo esser saltati dai binari alle tortuose stradine di montagna, alcuni sindacalisti della rivolta ci offrono un notevole bilancio utile per tutti i palati avvezzi all’ingollo compulsivo di tutto ed il contrario di tutto.